Scopriamo chi siamo attraverso il corpo, il viaggio nel Ben-essere.
C’è un movimento lento, consapevole, che parte dalle piante dei piedi e risale lungo la colonna vertebrale. E il Qi, la nostra energia vitale, che ci pervade e che a volte si blocca per il nostro percorso di vita che subisce intoppi, scombussolamenti, piccoli o grandi traumi…
La pratica del Qi Gong scioglie i nodi invisibili del corpo – quelle tensioni che il Parkinson rende tangibili, ma che abitano tutti noi. Il Parkinson è uno dei tanti sintomi che bloccano il corpo, ma tutti siamo accomunati da un sentire il dolore personale che va oltre il nome dell’etichetta che il medico può darci. Unirsi diventa una forza incredibile capace di amplificare ogni lavoro nell’accoglienza della propria condizione, qualunque essa sia. Il Qi Gong non è solo un lavoro sulla postura o coordinazione: è lo sblocco di un’energia vitale che dormiva, la riattivazione di un flusso interrotto.
Il corpo riprende movimenti lenti e torna consapevole. Attraverso il corpo si arriva alla mente. La filosofia pratica apre spazi di dialogo socratico, dove ogni domanda è un invito a comprendere. Non cerchiamo risposte pronte, ma alleniamo il pensiero laterale, logico, riflessivo. Stimoliamo le funzioni cognitive non con esercizi meccanici, ma con la meraviglia della comprensione. La meraviglia della scoperta, di noi stessi dell’altro e di cosa i nostri sintomi vogliono comunicarci. In questa dimensione anche il Parkinson diventa un’opportunità e non più un limite. Qui, in questo spazio, ogni sintomo diventa messaggio. Il corpo parla all’inconscio, l’inconscio alla mente razionale. Ogni fase della vita offre un insegnamento: il tremore può essere un richiamo alla pazienza, la rigidita un invito alla resa. Il Progetto Parkinson non cura una diagnosi: accompagna persone – quelle con Parkinson e quelle senza – in un cammino di presenza, relazione, significato. E la riscoperta del proprio io attraverso il corpo che si muove, la mente che si interroga, le relazioni che sostengono.
Un gruppo misto. Un percorso aperto. Una comunità che cura.
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Antonietta

Dunque casa mi fa pensare alle trasformazioni della vita. Da adulti casa è il luogo del deposito: posi la spesa, posi i bambini, posi le carte e la posta, tutto ha un ordine rapido e fugace e tu corri! Corri dietro al lavoro, corri dietro alle attività dei bambini, corri sotto gli impegni presi e
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Carmela

Casa, un luogo, un’atmosfera, un’emozione. “Cosa significa casa per te?” Oh mamma che domanda! Le prime immagini che sono arrivate mi hanno riportato alla mia infanzia e allora no, non era un luogo fisico casa. Le quattro mura dove sono cresciuta erano vuote. A casa percepivo l’assenza di mio padre, scomparso prematuramente, l’assenza di mia
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Carolina

Casa non è un indirizzo: è una condizione della mia anima! Ogni luogo diventa casa quando mi fa sentire bene ed in genere sto bene dappertutto. “Casa” è quando riesco a pensare che lo spazio che vivo in quel preciso momento sia stato creato apposta per me e mi piace, mi fa sentire speciale, a
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Caterina

La mia casa, quella con le quattro mura, sono io. Casa parla di me, racconta di me e si nutre di me, del mio passato, dei miei dolori e delle mie felicità. Dentro casa mi sembra di rientrare in una sorta di grembo materno, dove mi abbraccia il calore di chi vive con me e
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Luigi

Io non so stare fermo a casa. Ho bisogno di uscire, una volta chiuso il tempo dei preparativi o di quello che si deve fare mi devo attivare. Non so come mai ho questa irrequietezza e frenesia. Forse è dovuta allo stile di vita che ho scelto di intraprendere. Quando ci si sposa e si
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Luisa

Quando mi hanno chiesto di partecipare a questo progetto sul significato di casa l’idea mi è piaciuta, ma poi mi hanno dato una macchina fotografica e ho detto no.Non è perché non sappia fare fotografie. O forse sì, ma non è questo il punto. È che una fotografia chiede di fermare qualcosa, e io non
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Ninetta

Tre case, tre luoghi, tre modi diversi di essere al mondo. La prima casa è lontana, oltre il mare. È in Argentina a La Plata. Mio padre emigrò lì per trovare lavoro e, un anno dopo la sua partenza, io e mamma lo raggiungemmo in quei luoghi dove ho imparato ad essere bambina. Ricordo la
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Orazio

Casa… un rifugio solitario, dove potersi riparare dai tanti rumori esterni e forse anche da quelli interni, dai ronzii che a volte mi prendono quando penso troppo, dal fastidio che provo quando le voci delle altre persone si alzano e siaccumulano. Non ho paura della solitudine! Per me è un luogo da abitare, il mio
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Osvaldo

Quando mi hanno chiesto cos’è casa per me, la prima cosa che mi è venuta in mente è stato il mio corpo. Un corpo che cambia, si trasforma, si integra con i pensieri, anche se non ne sei consapevole. Il corpo che si abita e che si evolve, come si dovrebbe evolvere la nostra anima.
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Raffaele

Mi hanno chiesto di parlare di casa, di quello che sento quando penso a “casa”…la verità è che ci ho provato, ma ho preferito non pensare… La mia vita si è spezzata in due. C’è un prima e c’è un dopo. In mezzo solo una parola che non si dimentica: Parkinson. Una diagnosi, uno spartiacque
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Tiziana

C’era una volta una casa, quattro mura utili per consentire il passaggio, fare i servizi indispensabili di cambio, appoggio e poi uscire di corsa per vivere fuori da li. Lavoro, uscite, spesa, shopping, incontri con amiche … la vita era altrove e rimanere lì dentro mi dava irrequietezza.Mi scattava una strana sensazione di frenesia, di