Luisa

Quando mi hanno chiesto di partecipare a questo progetto sul significato di casa l’idea mi è piaciuta, ma poi mi hanno dato una macchina fotografica e ho detto no.
Non è perché non sappia fare fotografie. O forse sì, ma non è questo il punto. È che una fotografia chiede di fermare qualcosa, e io non so più cosa valga la pena trattenere.

Le fotografie le faceva lui, mio marito.

Non era solo una questione di bravura. Era il suo modo di abitare il tempo. Io vivevo, lui custodiva. Io attraversavo i giorni, lui li salvava senza farmene accorgere. C’era sempre uno spazio tra noi dove le cose accadevano e restavano, come se nulla potesse davvero perdersi.
Quando c’era lui, c’era la casa.
La casa era quella condivisione silenziosa, quel sapere che ogni cosa, anche la più piccola, aveva un testimone. Era esserci insieme, senza doverlo dire.
Adesso sono due anni che lui non c’è più.
Io sono rimasta qui. Non so nemmeno dire perché.
Sento la sua mancanza e dentro di me c’è un vuoto che non si lascia nominare e che non mi fa più sentire comoda in una casa che parla di un noi che non c’è più.
A volte penso che sia questo a tenermi qui: non la casa, ma ciò che nella casa non trova più posto.
Le fotografie, adesso, non hanno senso.
Farle sarebbe come aprire una porta su un tempo che non posso più attraversare. Ogni immagine mi riporterebbe a quando eravamo in due, a quando il mondo aveva una forma condivisa.
Però la casa in campagna, quello scorcio di natura che mi riconnette con il tutto mi piace ancora vederlo e sentirlo. Mi piace stare lì, anche se tanti sono i lavori che si dovrebbero fare. I figli un giorno se ne faranno caricato e ne decideranno le sorti.
E così alla fine il coraggio di fare quelle foto l’ho trovato, ho acceso una luce su questo borgo di magia dove il camino restituisce il calore e gli ulivi incantano l’aria regalando un’atmosfera delicata di benessere.

E il Parkinson?

Il Parkinson è nel corpo. È il tremore, la lentezza, la fatica nei gesti più semplici. Ma non è questo che mi definisce.
È come se il corpo portasse il segno di qualcosa che è accaduto altrove.
Uno stato del corpo in un’anima ferita.
E io resto qui, in questa distanza tra ciò che ero e ciò che rimane, a cercare una casa che forse esiste solo dove eravamo insieme, in un sogno pieno di natura e luce