Quando mi hanno chiesto cos’è casa per me, la prima cosa che mi è venuta in mente è stato il mio corpo. Un corpo che cambia, si trasforma, si integra con i pensieri, anche se non ne sei consapevole.
Il corpo che si abita e che si evolve, come si dovrebbe evolvere la nostra anima. Il pensiero che mi è venuto è stato proprio questo, l’evoluzione emotiva e di consapevolezza che tutti siamo chiamati a fare, ma che non sempre vogliamo affrontare.
Forse è proprio questo che la malattia mi ha dato, l’opportunità di continuare il mio percorso evolutivo con una forza che non avrei avuto senza…
Poi ho pensato alla mia casa oggi, alle quattro mura che hanno accolto me e la mia famiglia da sempre e ho pensato al calore del camino. Un camino rustico, ampio, quasi due metri di camino! Rivestito in pietra e mattoni, dai colori caldi e con il quale prepariamo delle bruschette favolose, capaci di far venire fame anche al più inappetente.
Il camino fa da collante, quando si accende il fuoco il calore si espande e coinvolge tutti i presenti, spesso accogliamo persone per stare in compagnia e fare due chiacchiere.
L’allegria riscalda il cuore e fa bene all’anima che cambia, riempie ogni spazio ed è quello che amo della casa.
Il parkinson non ha fermato tutto questo, ha rallentato, ma non mi ha fatto passare la voglia di fare ironia, di scherzare su tutto, sopratutto su di me.
La casa resta lì, ferma, accogliente e noi che l’abitiamo iniziamo a rallentare, ma ne respiriamo ogni momento.
Poi c’è il camper, la casa che esprime la mia libertà.
Non lo usiamo spesso, ma è lì che mi aspetta paziente e senza fretta. Anche lui sa di non essere il centro delle nostre vite, ma sa che rappresenta la parte complementare delle nostre esistenze, della mia sicuramente.
L’idea di libertà, di non avere radici, che mi abbraccia quando ne ho bisogno e mi restituisce la serenità di vivere la casa in mattoni. Si bilanciano e dialogano tra loro, come il mio corpo che si trasforma e che mi radica nei luoghi, dialoga con la mia anima che vola libera dove vuole.
Qui arriva forse per me il momento che più mi fa soffrire. La malattia mi fa rallentare il pensiero, come se pian piano il camper perdesse una ruota per volta…
Il pensiero mi si blocca, svanisce e resto sospeso nel vuoto.
Le parole si prendono il loro tempo… a volte non trovano proprio la strada…
“Fa parte del pacchetto Parkinson”, mi hanno detto.
E allora sto imparando a nuotare nel vuoto del pensiero… finché mi ricollego, finché posso ancora assaporare la consapevolezza dei momenti insieme, non mi dispiace.
Poi guardo il fuoco nel camino che mi accoglie e mi fa stare allegro in compagnia. Guardo il camper che mi garantisce la libertà di cui ho bisogno. Ascolto il mobile antico che ancora racconta di noi… ah, se potesse parlare quel mobile! E assaporo il calore dell’aria che mi circonda e che mi ricollega al presente, anche quando vado in altro luogo restando a casa.