Luigi

Io non so stare fermo a casa.

Ho bisogno di uscire, una volta chiuso il tempo dei preparativi o di quello che si deve fare mi devo attivare. Non so come mai ho questa irrequietezza e frenesia.

Forse è dovuta allo stile di vita che ho scelto di intraprendere. 

Quando ci si sposa e si fanno i figli, bisogna produrre, lavorare, guadagnare, dare qualcosa di più. Si pensa sempre a quello che hanno fatto i nostri genitori e a quello che a noi è mancato, così si corre, si aumenta il lavoro e si finisce per diventare schiavi della propria attività. Prima uscivo di casa la mattina e rientravo la sera. Pensavo a loro, a dovergli dare una possibilità in più, a dargli un gruzzolo o una casa o un lavoro avviato, e tutto questo mi ha portato ad entrare nel loop del lavoro eterno. 

La verità, però, è anche che quando lavoro mi sento a casa. 

E’ proprio l’attività lavorativa che mi permette di sentirmi vivo. Mi piace studiare, aggiornarmi, imparare. Questo mi permette di conoscere e riconoscermi. 

Però questa mia necessità di placare l’inquietudine che mi prendeva a casa ha avuto un prezzo grande che oggi vedo e sto pagando. 

I figli mi rimproverano di non essere stato presente con loro quando erano più piccoli. Forse pensavo che il tempo era lì, potevo prenderlo quando volevo, rimandavo “poi lo faccio, poi ci gioco, poi starò con loro…” e invece il tempo è passato e loro hanno sentito la mia mancanza e io la loro. 

Oggi non farei le stesse scelte. 

Da quando mia moglie ha rallentato il passo e ha iniziato a prendersi cura di se, anche io sono cambiato. Ho iniziato a vedere quello che prima non riuscivo a comprendere. Quando si è giovani si pensa sempre che si può fare tutto, e invece il tempo va via e quando la maturità trova spazio dentro di noi, si rallenta e si comprende.

La malattia di mia moglie ha rallentato lei e ha fatto vedere anche a me quello che mi sono perso. 

Oggi non farei le stesse scelte, mi prenderei il tempo per vivere la casa. 

Ecco oggi la vedo come uno spazio personale, dove si può stare per assaporare il momento. Eppure oggi che sono più presente sono anche più attivo. Faccio molto di più ora che prima in casa, siamo in 5 ma le cose le facciamo sempre in due, con più lentezza e forse con più gusto. 

Vederla così lenta mi ha portato la capacità di guardare il tempo in modo diverso e di poter assaporare gli attimi come vengono, nell’azione, come mi trovo comodo, ma li percepisco, anche se resta sempre in me la necessità del momento in cui andare a rifugiarmi nella mia casa/lavoro, per ritrovare una dimensione a me cara e nella quale sono cresciuto, ma senza fretta, assaporando il tempo e il piacere di fare.