Carolina

Casa non è un indirizzo: è una condizione della mia anima!

Ogni luogo diventa casa quando mi fa sentire bene ed in genere sto bene dappertutto. “Casa” è quando riesco a pensare che lo spazio che vivo in quel preciso momento sia stato creato apposta per me e mi piace, mi fa sentire speciale, a mio agio. 

Con questo non voglio dire che vivo sotto un ponte e giro il mondo senza fissa dimora! Anche io ho la mia casa, che adoro, perché parla di me, perché ogni angolo racconta qualcosa, ogni oggetto è una traccia, una memoria, un frammento di identità che si mischiano. Non c’è perfezione, non c’è ordine da rispettare se non quello del rispetto dell’altro: è una casa da vivere, senza nessuna stanza intoccabile o angoli inesplorati. Accesso consentito ovunque, perché casa mia richiede presenza, richiede movimento, in qualsiasi forma lo si possa fare, richiede quotidianità.

Proprio per questo chi viene da me troverà sempre la pasta e troverà sempre il pane. La certezza del pane è la colonna portante di tutta la casa. Il pane è come me in fondo, si accompagna con tutto e sta bene con tutto e poi c’è lei, la regina “scarpetta”!

Potrebbe in effetti essere uno dei gesti che mi rappresenta: semplice, onesta e concreta, quasi filosofica nella sua essenzialità. Non si spreca nulla, si raccoglie fino in fondo e si rende onore a ciò che c’è. 

Ogni attimo della nostra vita andrebbe vissuto così, facendo una bella scarpetta del presente. Mi piace cucinare, mi da la sensazione che ci sia un dialogo continuo tra ciò che preparo e ciò che sono. C’è però un ma. 

In tutto questo ho perso l’olfatto. Non riesco più a riconoscere gli odori. Questo crea un sottile vuoto, invisibile ma profondo. Senza sentire gli odori, il gusto si incrina, perde una parte di sé, l’atmosfera stessa sembra mancare di qualcosa, l’aria diventa meno poetica. Allora mi affido ai ricordi, quando percepivo tutto, cercando di riprendermi un pezzetto di mondo al quale non posso più accedere. Torno indietro nel tempo e lì ritrovo i profumi: li ricostruisco, li immagino e li abito di nuovo. 

Poi penso… però, che fortuna! Io posso scegliere cosa ricordare, gli altri le puzze le devono sentire per forza! Ridiamo con gli amici e proviamo ad odorare un’ascella dopo la palestra…io non sento nulla, mi sembra che non ci siano problemi possiamo uscire!! Ridiamo ancora ed è così bello prendersi un po’ in giro. 

Così vivo in questo equilibrio tutto mio, fatto di presenza e mancanza, tra ciò che sento e ciò che ricordo… e penso che anche questo sia un modo affascinante di abitare il mondo. Un modo tutto mio.